Degustazione razionale o emotiva?

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Degustazione razionale o emotiva?

Degustazione razionale o emotiva?

Volenti o nolenti ci siamo trovati un po’ tutti di fronte a questo quesito. In passato i fumatori, avendo accesso meno velocemente alle informazioni e forse anche mossi da meno curiosità, si limitavano a fumare i loro sigari; la scelta e la varietà di prodotto era minore. Se avessi avuto modo di incontrare mio nonno nella sua gioventù chiedendogli perché fumasse toscani forse mi avrebbe risposto “E pecché ca sì” e probabilmente se ne sarebbe andato via con il suo carretto a lavorare dicendomi di non perdere tempo. Sono altrettanto sicuro che già nel periodo in cui lui fumava, all’inizio del secolo scorso, esistessero già fumatori più accorti e con gusti raffinati. Ma diciamoci la verità, fumare un sigaro d’oltre oceano non era sicuramente cosa del popolo ed in Italia c’erano sicuramente più fumatori di spagnolette , all’uso Egiziano o Orientale e Pipa. Ma già all’epoca il sigaro di Kentucky la faceva da padrone nel nostro paese. Sono altrettanto sicuro che pochi, forse i soli addetti ai lavori, conoscessero i processi di lavorazione, la provenienza delle foglie ed i metodi di conservazione e di fruizione. Questo valeva per molti prodotti di uso quotidiano.

La curiosità e la possibilità di soddisfare tali curiosità è figlia dei tempi moderni, del benessere e della facilità con cui possiamo reperire informazioni. Che avvenga per esperienza diretta, per passa parola, da testi scritti poco importa, le interconnessioni e la contezza sono un privilegio di cui possiamo godere e di cui godremo sempre con maggior facilità con il passare del tempo.

Eppure, il fatto di sapere tutto e di scoprire ogni più recondito segreto, avendo anche il privilegio di poter parlare con gli addetti ai lavori forse ci toglie un po’ di quel mistero. La conoscenza disillude, infrange i nostri capisaldi e ne crea di nuovi, forse più pratici e corretti ma… meno magici.

Negli ultimi anni molte persone hanno avviato un processo scientifico di catalogazione delle materie prime, dei processi di lavorazione e di fruizione, con annessi studi sulle capacità di riconoscere gusti e aromi. Eppure, per quanto la scienza progredisca anche in questo settore, a governare le nostre scelte spesso sono i sentimenti e le emozioni che nascono da un’esperienza, una fumata.

Questo vale per molte cose. Pensiamo all’arte, alla pittura. Un quadro ci può emozionare anche senza conoscerne l’autore, la tecnica e la storia che ha portato a realizzare tale opera. Qualcuno preferisce approfondire ma la gran parte delle persone si limita a farsi trascinare dall’emozione.

Ma esiste uno strano controsenso in questo ragionamento: i fumatori più esperti, quelli di lungo corso, non si fanno quasi mai catturare dalla scienza ma dai propri gusti e dalle loro esperienze. E nella scienza vorrei infilarci forzatamente anche il marketing.

Voti, recensioni, marketing sono ottimi strumenti per indirizzare i fumatori meno esperti ma anche a dare maggior consapevolezza agli appassionati con esperienza consolidata.

Ma allora, a cosa servono le valutazioni razionali? CI piace di più ascoltare una disamina tecnica sui processi di lavorazione o di degustazione O un amico che con il suo carisma ci racconta un aneddoto legato al sigaro? E da quali di questi due aspetti ci facciamo maggiormente trascinare?

La mia risposta è semplice, la più semplice: non devono esistere faziosità in questo dilemma e come sempre accade la verità sta nel mezzo.

La ricetta da seguire dovrebbe essere facile: un pizzico di trasporto emotivo, una spolverata di conoscenza tecnica e QB di deriva o situazionismo. Questo ultimo ingrediente è il più difficile da trovare perché molti si affannano a cercare il momento giusto senza focalizzarsi sul poterlo creare. E qui cito il compianto Matteo Speranza, un amico conosciuto a Cuba, che era un forte sostenitore di tale regola con cui mi sono ritrovato istintivamente d’accordo, in quanto io stesso seguace fin dalle mie prime fumate.

Probabilmente la mia non è la via giusta, qualcuno tenderà ad andare più verso una degustazione tecnica, qualcun altro più verso i sentimenti. Io tendo di più a farmi trasportare dalle fumate, conoscendo i miei capisaldi ma anche esplorando nuovi territori.

La degustazione razionale giustifica maggiormente alcuni cambiamenti nei prodotti: ci spiega perché un sigaro può essere sempre uguale o simile (in alcuni prodotti) oppure cambiare di anno in anno. La continuità produttiva per molti è una valore, così come è un valore per certi fumatori il ritrovare sempre lo stesso prodotto, la stessa vitola e non voler cambiare.

Ma è la degustazione emotiva che ci fa rimpiangere il passato. I sigari di una volta, con i loro cepi più sottili, erano migliori. Quante volte abbiamo letto o sentito qualcuno dirlo. Ma sono sicuro che con la nascita di sigari moderni, post rivoluzione, ci fossero altrettante persone legate ad un passato fatto di altri sigari e che magari rimpiangevano i doble figurado o chissà cosa altro. Anche questo è un processo naturale, in cui siamo tutti coinvolti. Sono i sigari che cambiano? Siamo noi che cambiamo? La nostra prospettiva cambia o rimane immutata? O di tutto un po’ ?

Io diffido sempre dagli estremisti e legarsi solo ai prodotti del passato è molto dispendioso, molti meno fumatori possono permettersi questo lusso.

Tante domande e altrettante risposte, ognuno ha la sua, tutte corrette; diffidate da coloro i quali cercano di dirvi il contrario.

Continuate a fumare ciò che vi piace o provare sempre prodotti nuovi, sono fatti vostri.

*Nella foto, un tizio di altri tempi con un sigaro… non è mio nonno.

by Aurelio Tufano

 

Uno Speciale ringranziamento a Aurelio Tufano

Special Thanks for Credit and Photo from

Cigar Club Association

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