H. Upmann Noellas

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H. Upmann Noellas

Vorrei provare a contestualizzare la fumata di cui vi parlerò in questo scritto. Siamo quasi a metà aprile 2020, un periodo strano che segnerà la nostra coscienza e rimarrà impresso nelle nostre memorie a lungo.

L’augurio che mi faccio e che faccio ad ognuno di noi è quello di sperare che faremo tesoro di questa brutta situazione per poter sfruttare meglio il tempo che ci rimane, godendo a pieno di ogni piccola sfumatura che l’esistenza ci regala.
Ora, però, devo concentrarmi e cercare di godere di questo “relax forzato” osservando ed ascoltando meglio
il sigaro che sto fumando: Noellas di H. Upmann.

La mia ricerca deve per forza iniziare cercando le radici e la storia di questo marchio glorioso. 176 anni sono passati dal momento in cui il primo sigaro Upmann è stato creato; 1844 è infatti l’anno a cui si pensa quando si individua la nascita di questo brand.
Il nome ci riporta subito alla mente suoni che poco attengono all’America Latina ed il mondo spagnolo, infatti il fondatore Hermann Dietrich Upmann era un banchiere Tedesco, tra i primi tedeschi a radicare il suo commercio a Cuba.
Molti sono i primati e le eccellenze legate a questa marca che esiste da quattro generazioni e che ha sempre mantenuto una costanza produttiva, sia in termini qualitativi che quantitativi, ad altissimi livelli.

Hermann Upmann si radicò e si dedicò come appassionato uomo d’affari, sempre legato al mondo delle banche ed al commercio, apportando molte innovazioni nel processo produttivo legato ai sigari.
Maggio 1866 è una data importante perché Upmann ammette nella sua fabbrica quello che poi diverrà patrimonio culturale di Cuba: la presenza dei lettori.
Tra i primi a farlo visto che nel 2015 fu festeggiato il 150° anniversario di tale usanza che ha creato un alone mitico intorno al mondo dei sigari Cubani.

Una di quelle cose che spesso anche i non appassionati conoscono insieme a tante altre leggende o verità storiche legate a questo mondo.
Quello che viene riconosciuto storicamente, con certezza, come un’innovazione apportata dal fondatore di Upmann è stato proprio quello dell’uso delle “cajas”de cedro” per conservare, affinare e trasportare i preziosi sigari prodotti.

La storia del marchio procede nelle mani della famiglia Upmann fino alla crisi economica, conseguente alla
prima guerra mondiale, del 1922. E’ qui che Menéndez y Garcìa prende il controllo di questo storico brand.

La marca ha una crescita esponenziale nella sua produzione, se pensate che nel 1958 Menéndez y Garciìa aveva la produzione più alta di ogni altra fabbrica di tabacco: 21.296.000 milioni di unità prodotte, pari al 5,6% della produzione globale.  Quasi quattro volte il volume prodotto da Romeo Y Julieta.
La storia di questo brand è molto articolata ed interessante e ogni volta che ci capiterà di fumare un
sigaro Upmann aggiungeremo altre informazioni.

Ora, trasportato dalle volute blu del sigaro, vorrei parlare di questo esemplare.
Il Noellas era un sigaro creato e distribuito come produzione regolare fino agli anni ’80, periodo in cui sparì.
Fino al 2009 anno in cui furono prodotte 5000 giare da 25 sigari, sistema di condizionamento già usato nella serie regolare fino agli anni 80.

Disponibili sul mercato dal 2010, quindi, iniziarono a tornare in auge ritrovando il favore di molti appassionati.

Una giara che si è sempre caratterizzata da un prezzo più abbordabile di altri prodotti, con un sigaro dalle misure che definirei un buon elemento di congiunzione tra “il vecchio mondo” ed il “nuovo mondo” delle vitole e delle mode dei formati.
Il Cosacos, così è chiamata la Vitola de Galera, misura 42 x 135 facendo rientrare nel mondo dei Coronas
questo splendido sigaro. Unico sopravvissuto con questo formato, proprio il Noellas, ha dei cugini di pari
dimensioni nel vitolario del passato e tra le edizioni speciali come quelle contenute nel XXI Millenium Humidor con il Montecristo B, il Tapados de La Gloria Cubana e l’Astorias di Partagas.
Il Noellas condivide formato e condizionamento con un altro famoso Upmann: il Cristales.

Il tempo ha mutato queste giare, rivedendo il sistema di chiusura passato dal sistema a tre perni dall’alto verso il basso fino a quello attuale di due perni dal basso verso l’alto. Del Cristales, però, rimangono solo esemplari tra le collezioni dei più grandi aficionados.
Facendo volare il pensiero ad altri momenti in cui ho fumato questo sigaro ricordo una grigliata con amici, in una giornata fredda.

Fumammo questi Noellas molti anni fa, in un’altra vita, con persone che ora non ho più vicino e ricordo con grande chiarezza che ne rimanemmo tutti colpiti per la bontà, l’immediatezza e gli aromi complessi. Le condizioni metereologiche non erano delle migliori, era una giornata fredda, di quelle che ti obbligano a fumare con una pesante giacca.

Normalmente il freddo ha effetto “sedativo” su noi ma anche sui nostri sigari eppure l’esplosione di aromi e sapori che mi trasmise fu grande; fu quello il momento in cui decisi che il Noellas sarebbe stato tra i miei sigari preferiti.

Quello che fumo ora fa parte del primo batch prodotto, quello di quel famoso 2010 in cui fu messo in
commercio. Molti sottovalutarono questa uscita che, a mio avviso, non fu pubblicizzata adeguatamente.

Si tratta di un’edizione ideata per le Casa del Habano che già qualche anno prima avevano iniziato a fare capolino
nel mercato degli Habanos.
L’analisi a crudo rivela un sigaro ben costruito dai profumi di terra, legno e buon tabacco.
Una volta acceso questo manufatto porta con se una leggera sapidità in bocca ed aromi di legno e tabacco
con alcune deviazioni su aromi più fruttati.

La rotondità della sua struttura aromatica è un chiaro indicatore di quanto bene si siano affinati, specialmente in giara. La carta che avvolge il sigaro centrale è leggermente intrisa degli oli e delle sostanze presenti sulla capa.

Questo è un piccolo metodo per capire e riconoscere come e quanto sia avvenuto un affinamento. Il primo tercio regala profumi gradevoli e delicati, le note di frutta fanno subito la loro comparsa . La mineralità è appena accennata. Le note di una canzone hanno accompagnato i primi puff del sigaro, in una melodia funzionale: “Strange” di Celeste.
E’ il secondo tercio, però, ad aprire le danze con un tripudio di aromi ben equilibrati: l’aroma di legno mi
sorprende con la sua eleganza facendo da sottofondo a tutto il resto della fumata.

Fumando a casa e nel pieno relax di un ambiente familiare ho abbinato un pezzo di un gruppo che normalmente regala energia ma, come capita in molti casi con le rock band, crea grandi ballate : “Home” dei Foo Fighters è il brano che fa da colonna sonora mentre il sole mi scalda.
Infine il terzo tercio conclude l’esperienza con un arricchimento di ogni aroma e dell’intensità complessiva. La persistenza è buona lasciandomi in bocca un sapore gradevole e prolungato.
La fine del sigaro è scandita dalla dolce melodia di “Mrs. Cold” dei Kings of Convenience
La leggera e gradevole mineralità che si percepisce enfatizza le note dei legni stagionati che fanno capolino ad ogni puff.
L’abbinamento più adeguato con questo sigaro è quello di un vino bianco, uno champagne altrettanto minerale. Le note citriche di un Blanc de blancs si sposano egregiamente in un abbinamento che amplifica l’uno le caratteristiche dell’altro.

Ma questo è un sigaro che nasce ideologicamente in sordina e che sorprende per la sua fruibilità; perfetto per essere fumato in modo spensierato ma anche riflettendo e facendo maggiore attenzione.

Facile da abbinare, anche a bevande più semplici e meno ricercate. Se non fosse ancora chiaro, questo sigaro preso da questa giara, come i suoi fratelli prima di lui, rappresentano una vera esperienza e se è vero che “A volte un sigaro è soltanto un sigaro” non è di certo questo il caso.

by Aurelio Tufano

 

Uno Speciale ringranziamento a Aurelio Tufano

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