RIFLESSIONI INUTILI DI UN FUMATORE SOLITARIO

Montecristo – Tubos CONTROCORRENTE
13 Novembre 2020
Passione e libertà
26 Novembre 2020

RIFLESSIONI INUTILI DI UN FUMATORE SOLITARIO

Non è un momento facile quello che stiamo affrontando: dall’emergenza sanitaria a quella economica. La Pandemia ci ha portato via parenti, amici. A molti ha tolto il lavoro, a tutti ha tolto la serenità.
Si sente dire spesso come questa mancanza di vita sociale colpisca i bambini, i nostri figli. Io ne ho due piccoli alle elementari, e posso vedere come velocemente si siano dovuti abituare alle nuove abitudini, alle nuove costrizioni.
Il mio pensiero invece va a noi Fumatori, con la f maiuscola, gli amanti veri del fumo lento, cariatidi legate a piaceri antichi, animali da divanetto, cercatori nei dettagli inutili di ogni spiraglio di good life.
Fumare a molti sembra un momento di piacere solitario, così viene percepito dalle coorti di non-fumatori. Ma chi fuma per piacere vero sa che non è così.
Accendere un buon sigaro è un momento di puro egoismo ma che si sublima quando viene condiviso in buona compagnia.
Un bel libro di Lansdale, l’ultimo album di Bruce, un film di Bud Spencer o James Bond sono compagni di fumate eccezionali, ma non sono paragonabili al piacere di condividere un sigaro (buono, ottimo o eccezionale che esso sia) con un paio di amici.
Sembra inutile specificare questa piccola banalità con Voi, membri della Cigar Club Association, come me abituati alla socialità del mondo del sigaro, ma magari per tutti non è così.
Le fumate solitarie forse pesano solo a me, ma non credo.
Fin dall’inizio il mio approccio al sigaro è stato legato a questo concetto di sana convivialità.
Fumo il sigaro perché da bambino vedevo fumare mio padre. Mi alzavo di notte e, se c’erano ospiti a casa, aleggiava in corridoio una nebbiolina aromatica, in soggiorno gli adulti chiacchieravano sul divano con le mani a playmobil, un bicchiere in una mano e tra le dita dell’altra un rotolo di tabacco. Gli argomenti più seri e quelli più futili si accompagnavano benissimo alle volute di fumo. Agli occhi del bambino piccolo che ero, essere grande, adulto, voleva dire anche questo.

 

Anni dopo, diciamo da maggiorenne, così non scandalizziamo nessuno, quando ho fumato il mio primo sigaro al mio compleanno, ricordo sia quale sigaro fosse che con chi l’ho fumato.
Questa socialità mi manca non solo perché sono un vizioso amante di bacco e tabacco (e credente ma non praticante di Venere), ma perché la condivisione del sigaro mi ha permesso di fare grandi incontri, di conoscere nuovi e vecchi amici.
Certo il mondo non si ferma, abbiamo trovato modi alternativi di fumare non da soli. Non potendo viaggiare, non potendo raggiungere le zone di produzione, i contatti con le Manifatture sono stati solo in video. Anche con i Cigar Club gli incontri sono stati virtuali, abbiamo lanciato e presentato agli aficionados sigari con fumate condivise a distanza. Ore su zoom a interagire, ma troppa modernità non fa per me.
Mi occupo di sigari, gestisco un deposito fiscale, importo sigari da molti paesi, ne assaggio di ogni tipo, fumare per certi versi è il mio mestiere. Fumo tanto da solo in ufficio, ma il piacere vero di fumare per me è in compagnia, solo così smette di essere un lavoro e diventa un piacere.
Ci vediamo presto, dal vivo… con un sigaro in mano.

by Stefano Bertini

Uno Speciale ringranziamento a Stefano Bertini

Special Thanks for Credit and Photo from

Cigar Club Association

WWW.ELPURO.ORG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.