Montecristo Especial…Aristocratica ed eleganza

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Montecristo Especial…Aristocratica ed eleganza

Lo zio Alonso osservava con aria perplessa il disegno. L’accesa discussione che si stava consumando tra le pareti dello studio tra le due fazioni era giunta al punto cruciale. Fino ad allora le forze in campo si erano equamente divise tra fautori e detrattori della nuova proposta. A favore erano Benjamin, autore del disegno, e Felix. Lo zio Pancho e Pepe erano invece piuttosto riluttanti. Soprattutto Pepe osteggiava violentemente la proposta: “ …una follia, non si è mai visto nulla di simile. Dove sono lo sfarzo e l’opulenza del nostro prodotto? E poi non c’è neppure il nome della famiglia! No, no, no!!!” aveva tuonato paonazzo in volto.

Benjamin si era difeso con altrettanta foga: “ Ma certo, mettiamoci sopra i soliti merletti, roba di cent’anni addietro! L’immagine è fondamentale, deve colpire la fantasia della gente. Questo è il progresso!”

Tutti ormai attendevano il parere di Alonso, che avrebbe fatto pendere inesorabilmente il piatto della bilancia da una parte.

Alonso aveva ascoltato con pazienza sia le ragioni del nipote Ben, responsabile della proposta, che i burberi rimbrotti conservatori dell’amico Pepe, che pure era un esperto conoscitore del mercato.

Egli era cosciente della grande importanza che la scelta del marchio avrebbe avuto per la loro società, ed in cuor suo avrebbe voluto che la decisione fosse stata unanime, ma, vanitoso com’era, non gli spiaceva di essere l’ago della bilancia. Né era uomo cui mancasse il coraggio delle scelte, ed ormai aveva scelto.

Quindi, come era solito fare quando voleva darsi un tono di grande solennità, infilò i pollici nei taschini del panciotto facendo cadere con studiata lentezza le braccia lungo il busto, poi si avvicinò con sguardo severo ed a lenti passi verso Ben. Quando gli fu dinanzi si fermò è spalancò le braccia prorompendo in un’esclamazione che non lasciava adito a dubbi: “Barbaro!!!”.

Così, con un po’ di immaginazione, abbiamo provato a ricostruire la riunione in cui la famiglia Menendez (composta da Pancho, Felix, Alonso e Benjamin Menendez) insieme a Pepe Garcia decisero l’adozione del marchio Montecristo.

Forse quel giorno le cose non andarono proprio così, ma indubbiamente l’immagine proposta nel lontano 1935 dal giovane Benjamin Menendez per la nuova marca di sigari avrebbe lasciato un segno profondo e duraturo nella cultura e nella tradizione tabacalera cubana.

Se a Cuba il nome è un vanto o quantomeno rappresenta una solenne dichiarazione di intenti, ad un nome tanto altisonante come quello di Montecristo non poteva certo corrispondere un prodotto mediocre, e qui certamente il buon Pepe Garcia, grande esperto di tabacco, si prese la sua rivincita sul giovane Ben, scegliendo tabacchi e miscele che avrebbero dato vita a sigari dal carattere unico ed inimitabile.

Alcuni anni dopo, quando Alfred Dunhill legò il proprio nome al già rinomato marchio Montecristo, quest’ultimo conobbe la definitiva consacrazione nell’olimpo delle marche più ambite e prestigiose.

La fantasia e i gloriosi trascorsi del brand ci invitano ora ad accendere un sigaro che sia fedele testimone di tanta raffinatezza. La scatola in legno grezzo che custodisce i Montecristo Especial si apre invitante: scegliamo con cura l’esemplare che ci appare più intrigante e scivoliamo sulla nostra poltrona. Le sei spade già reclamano il fuoco.

Chi è costui?

Il Montecristo Especial è un rappresentante della vitòla Laguito No. 1 (RG38x192). A volte, anche tecnicamente, è indicato semplicemente come No. 1 ed appartiene alla categoria 9, quella dei manufatti di più elevata qualità e difficoltà realizzativa; in fabbrica è contraddistinto dal codice di produzione 056 (un tempo 611).

Il modulo è rappresentato, oltre che dal Montecristo Especial, solo dal Lancero di Cohiba. Una volta il No. 1 annoverava tra le sue fila anche anche i Fundadores di Trinidad, passati poi ad un grueso di 40 ed assumendo quindi il nome di una nuova vitola.

Oltre a necessitare di mani esperte per la sua ralizzazione, il Laguito No. 1 è anche abbastanza difficile da fumare: una eccessiva frequenza nei puffs o una non corretta accensione possono pregiudicare irrimediabilmente il piacere di una fumata che altrimenti risulta essere tra le più appaganti in assoluto.

A conferma della sua selettività molti sono gli autori che ribadiscono trattarsi di un sigaro per fumatori esperti, che sanno come “affrontare”, con una tecnica di fumata adeguata, questo vero e proprio masterpiece.

Unica nota dolente: si tratta di un sigaro di difficilissima reperibilità, inferiore persino a quella del rinomato Lancero di Cohiba; qualora abbiate la ventura di rinvenirne un box, non indugiate nell’accaparrarvelo.

La fumata

Il nostro Especial si presenta con una capa colorado dai riflessi dorati, omogenea e senza venature. Inoltre la foglia di rivestimento è ben tesa, lucida e setosa al tatto. Scorrendo le dita lungo il cannone non si avvertono vuoti o punti di eccessivo riempimento. La chiusura della testa è perfetta, con il classico ricciolo (detto anche pig tail) che fa bella mostra di sé.

A crudo si avvertono aromi di sottobosco e cacao, cui si aggiungono lievi note tostate e legno; tutti gli aromi sono però appena percettibili, per cui nel complesso prima dell’accensione il sigaro non emana una esuberante aromaticità.

I primi puffs, lenti e calibrati restituiscono le impressioni a crudo: si intensifica il sentore di legno, e dopo un paio di centimetri fa il suo pacato esordio la vaniglia. Il cacao è presente, ma sembra voglia giocare a nascondino, tanto la sua presenza è evanescente.

In bocca risulta piuttosto dry, mentre la forza è dosata con molta parsimonia.

Tiraggio e combustione sono regolari, mentre la cenere è di un grigio medio, piuttosto compatta.

Bene, l’analisi dinamica è più che soddisfacente, ma sul piano gustativo cominciamo a scalpitare: vogliamo qualcosa di più.

Col passare dei minuti diviene più dolce al palato, ma la forza resta sempre molto contenuta; gli aromi, pure individuabili, appaiono come slegati tra loro, privi di armonia.

Poi, lentamente (la chiamano evoluzione), la musica cambia. Gli aromi che sembravano solisti nell’atto di preparare gli stumenti prima del concerto iniziano ad eseguire la loro partitura. Si avverte, nettissimo, il crescendo di complessità e di armonia e l’insieme si fa più morbido ed avvolgente.

Non si tratta certo di una sinfonia quanto piuttosto di un brano di musica da camera. Il ritmo, che pure è di musicale piacevolezza, ricorda più un concerto per archi di suadente dolcezza che non la forza trascinante di un “andante con brio”.

Nel contempo fanno capolino, in assolo brevi ma intensi, note fruttate e vaniglia che donano grande eleganza all’insieme.

L’ultimo terzo è di una gentile corposità. Gli aromi virano sempre più verso un’untuosa dolcezza, definendo una palette aromatica armoniosa ed equilibrata. La forza ha un lievissimo incremento, restando comunque confinata entro un registro di misurata (e credo voluta) consistenza.

Fumo il sigaro sin quasi a bruciarmi le dita, senza trovare alcun difetto di combustione o di tiraggio durante tutto l’arco della fumata durata quasi due ore. In bocca rimane dolce e di fine persistenza.

Il giudizio è molto positivo. Si tratta di uno di quei sigari che si amano o si odiano, perché hanno un insieme di qualità dinamiche ed organolettiche tali da generare nel fumatore una grande passione o un netto rifiuto. In ogni caso si tratta di un sigaro che per essere fumato correttamente richiede condizioni ambientali e d’animo ottimali; l’imprescindibile calma richiesta nella successione dei puffs, la palette aromatica non supportata da una forza pronunciata e un volume di fumo non paragonabile a quello prodotto da un prominente riducono notevolmente la schiera degli aficionados di questo sigaro. Ma se avete la pazienza, l’esperienza e la sensibilità per tuffarvi in questo concerto di aromi misurati, eleganti ed austeri, sarete ripagati dal piacere di un’espeienza gustativa senza pari.

Conclusioni

Credo non esista un sigaro più lontano dal concetto di frenesia che caratterizza ormai perennemente la nostra vita. Quando decidete di fumarlo, non permettete che qualcuno o qualcosa si frapponga tra voi ed il vostro Especial. Questo sigaro è infatti la celebrazione della tranquillità e della calma sapiente di chi sa attendere e gustare il meglio. Considero il misurarsi con la sua aristocratica eleganza come più di una semplice fumata; lo definirei piuttosto un vero e proprio rito iniziatico in cui emergono tutto il carisma e la magia di Montecristo.

Ah, scusate. Non vogliamo salutarvi senza aver chiarito l’esito della querelle familiare in casa Menendez. Cosa volle dire Alonso al nipote Benjamin quando definì con la parola “barbaro” il suo disegno? Non fidatevi del dizionario, perché in una forma gergale, quasi slang, a Cuba questa parola assume un’accezione completamente diversa: vuol dire “meraviglioso”, naturalmente!

Saludos…especiales.

by Giuseppe Elefante

(Alto Salento Cigar Club)

Uno Speciale ringranziamento a Giuseppe Elefante

Special Thanks for Credit and Photo from

Cigar Club Association

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