Il paradosso delle pipe Kristiansen

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Il paradosso delle pipe Kristiansen


Si sa. Si sa che mi piacciono i contrasti. Sono capace di apprezzare all’infinito la misura aurea di
una piccola billiard inglese leggera e contenuta, ma rimango a lungo incantata anche dalle forme
opulenti e scintillanti delle maestose pipe in stile libero danese. Ogni pipa, ben strutturata e
progettata, incanta e seduce la mia feconda immaginazione: è il mio riparo dalla vita quotidiana.
Di solito cerco sempre una personalizzazione dell’artigiano nel manufatto, qualche particolare che
mi parli del suo studio, della sua passione, del suo modo originale di vedere e di realizzare in
modo peculiare una forma che gli fa battere il cuore. Di solito in un artigiano cerco dunque una
sua personale variante o più varianti di una forma classica, qualcosa che, all’apparire di una pipa
in bocca a un avventore che varchi la soglia del mio negozio mi faccia esclamare: “ecco una Baldi!”,
ecco una Beker!”, “ecco una Eltang!“. Qualcosa insomma che sia capace di staccare una pipa dal
vastissimo sfondo delle pipe che costituiscono il mio universo di lavoro e la vita dei miei fumatori.
Non è detto però che l’apprezzamento sia immediato: per certi aspetti sono come i gatti, che
annusano con sospetto l’irruzione di una nuovo mobile nell’ambiente domestico. Ho bisogno di
tempo per carburare e metabolizzare la forma nuova, il particolare intrigante, la colorazione
sgargiante. E se questi riescono a superare le mie difese, fondate sulla interiorizzazione delle
forme classiche e sulla fumabilità, ecco, allora scatta il tempo lungo della contemplazione
fantasiosa.
Scusate il prologo prolisso, la giustificazione personale: ci volevano per inquadrare le nuove pipe
Kristiansen, un vero paradosso e provocazione di stile. Si presentano infatti come “design danese e
gusto italiano“. Fischia! C’è materiale per costruire un possibile mostro! E invece no. La garanzia
che l’idea partorita nel 2018 da Maurizio Fraternale, dopo un accumulo di 30 di esperienza nel
settore funzioni, la offre il team di Ser Jacopo, cui il Fraternale affida l’esecuzione. In particolare a
Simone, il più creativo del team. E ciò è garanzia di ottimale fumabilità.
Guardiamole da vicino, nella foto che vi allego. C’è il disco volante, l’eschimese, la forma lekuele
(sì, avete letto bene, è una specie di ukulele, ma questa è una forma di pipa già brevettata in
ambito danese), il vulcano. Creazioni esuberanti accanto a fome più discrete, in cui l’eccentricità è
relegata a un solo dettaglio.
Le Kristiansen sono prodotte in circa 350/400 pezzi all’anno, con radica italiana stagionata di
almeno 6 anni. Sono classificate in sabbiate e rusticate (Y. YY, YYY), lisce (L, LL, straight grain K,
KK, KKK), fino alle “Emma“, creazioni artistiche , vere e proprie opere d’arte.
L’effetto provocato nel fumatore italiano è dirompente. La vecchia guardia, fondata su tipologie
classiche, in genere si straccia le vesti: non fa lo sforzo di capire l’innovazione, oppure
semplicemente rifiuta a priori il tentativo di innovazione che, va detto, non è mediato da un
passaggio graduale nel tempo. Più concilianti sono invece le nuove generazioni, che hanno
formato il loro gusto estetico nel panorama globale della rete, non nelle botteghe cittadine
disseminate nel territorio italiano che hanno da sempre venduto pipe, formando il gusto estetico
dei loro frequentatori.
All’estero, invece, dove prevalentemente domina il gusto per la pipa eccentrica danesizzante (con
le dovute eccezioni rappresentate da sacche di predilezione per il gusto inglese), l’operazione di
matrice commerciale e di rivoluzione estetica ha riscosso notevole successo. E voi, che opinione
avete?

by Eva Vannicelli

Uno Speciale ringranziamento a Eva Vannicelli

Special Thanks for Credit and Photo from

Cigar Club Association

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