Lonsdale, chi era costui

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Lonsdale, chi era costui ?

Vi sarà capitato di vedere o indossare un capo sportivo recante la scritta “Lonsdale”, uno di quei capi che rende chi lo indossa portatore di un messaggio o di un’idea di cui quasi sempre ignora il senso o il significato, schiavo unicamente della moda o della necessità del momento. Ebbene quella “Lonsdale” è una nota firma di equipaggiamento per pugili (vestiva Mohammed Alì) e ora produce anche capi sportivi per chi non ha l’ardire o il masochismo di incrociare i guantoni, un po’ come è successo ad esempio per “La Martina” produttore di equipaggiamento e maglie per il Polo e “Blauer” che dopo aver vestito gli sceriffi U.S.A. si propone ora come marchio di abbigliamento casual.

Il nome del marchio si ispira alla figura di Hugh Lowther, quinto duca di Lonsdale (1857-1944), grande sportivo e “bon vivant”. Nel 1909 il signore oltre ad esserne uno dei fondatori era sostenitore del “National Sporting Club” a tal punto da creare la prima cintura del mondo della boxe, quella specie di anilla imponente con cui i campioni si cingono la vita, chiamata allora “The Lonsdale Belt”.

Chissà se il duca si sia ispirato alla anilla dei suoi amati sigari, certo è che la sua passione per il fumo era tale da richiedere nel 1920 a Rafael González che venisse prodotta una vitola speciale che recasse il suo nome. Forse non pago del formato Corona, volle un parejo di identico cepo, ma con un pollice di largo in più. L’idea non dev’essere stata malvagia, dal momento che in pochissimo tempo il formato guadagnò ampia popolarità venendo adottato anche da altri brands e arrivando fino ai giorni nostri. A dire il vero il nome Lonsdale più che una vitola sta ad indicare un gruppo di vitole parejo, per la precisione quelle di cepo compreso tra 40 e 42 e largo compreso tra 150 e 165 mm (anche se a Cuba non sembrano essere così fiscali in merito).

Ad oggi tra i Lonsdale più famosi possiamo ricordare i Cohiba Siglo III e Siglo V, i Montecristo D, i Partagás 898 e i Romeo y Julieta Cazadores.

Tornando al nostro nobiluomo, le curiosità non finiscono qui, a parte la nomina a presidente onorario dell’Arsenal F.C., una delle squadre di calcio di Londra, fu protagonista di una bizzarra scommessa: una sera del 1907 lui e John Pierpoint Morgan, banchiere americano fondatore della famosa J.P. Morgan, mentre erano al National Sporting Club di Londra, stavano discutendo sull’impossibilità per un uomo di fare il giro del mondo a piedi senza mai essere identificato. Harry Bensley, noto playboy dell’epoca, udì la conversazione tra i due e si propose per tentare l’impresa. La conseguenza fu che il conte di Lonsdale scommise con J.P. Morgan la stravagante somma di 100.000 dollari dell’epoca.

Secondo alcuni sembra che Bensley avesse perso tutto giocando con i due e che sia stato costretto ad accettare di tentare la bizzarra impresa, per portare a termine la quale doveva sottostare a 15 regole, tra le quali:

– Bensley non avrebbe mai dovuto essere identificato

– avrebbe dovuto iniziare con l’attraversamento in ordine prestabilito di 169 città inglesi provandone la visita con l’invio di cartoline firmate da autorevoli residenti, successivamente avrebbe dovuto attraversare 18 paesi stranieri sempre secondo ordine prestabilito.

– Bensley avrebbe dovuto autofinanziarsi il viaggio partendo da un capitale iniziale di una sola sterlina e vendendo foto di sé (dev’essere stato davvero un bell’uomo!)

– L’unico bagaglio consentito era un solo cambio di biancheria intima.

– Avrebbe dovuto completare il viaggio portando la maschera di ferro di un’armatura del peso di 2 Kg

– Per tutto il viaggio avrebbe dovuto spingere una carrozzina per bambini.

– Sarebbe stato accompagnato da una persona incaricata di verificare il totale rispetto delle regole prestabilite.

– Durante il viaggio avrebbe dovuto trovare moglie senza che questa avesse però la possibilità di vedere il suo volto.

Bensley partì il primo Gennaio del 1908 da Trafalgar Square per un viaggio che nelle previsioni sarebbe durato circa sei anni e mezzo, e come si può immaginare ne passò di tutti i colori: a Bexleyheath nel Kent fu arrestato per vendita di cartoline postali senza licenza, alla fine fu graziato dal giudice dopo aver raccontato della scommessa in atto. Vendette una cartolina a Edoardo VII ma rifiutò di fargli l’autografo, per la cronaca Edoardo VII è quello della frase “Gentlemen, you may smoke” e quello il cui testone campeggia sull’insegna “Cigar Room” fuori dal Wild Turkey Pub. Si dice che durante la sua odissea Bensley abbia ricevuto 200 offerte di matrimonio senza peraltro accettarne alcuna, e che un giornale abbia offerto 1000 sterline a chi fosse in grado di rivelarne l’identità.

Non ci sono prove che Bensley sia arrivato lontano, tuttavia la leggenda dice che abbia attraversato Cina e Giappone, solo che nell’Agosto del 1914, mentre si trovava a Genova, sosteneva di aver percorso 30.000 miglia e che gli mancassero solo 7 paesi da attraversare, scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Bensley a quel punto abbandonò l’impresa e tornò nel suo paese per arruolarsi.

Per ulteriori informazioni e foto riguardanti l’impresa fate riferimento al sito The Harry Bensley Story, magari accendendo prima un bel Lonsdale!

 

www.Elpuro.org

 

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