REALIZZAZIONE DI UN SIGARO

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REALIZZAZIONE DI UN SIGARO

Quando si avvia il progetto di un nuovo sigaro, le fonti di ispirazione possono essere molteplici. Vediamo alcuni casi…
Posso trovarmi tra le mani un particolare tabacco dalle caratteristiche intriganti e fuori dal coro, come quello proveniente da agricoltura biologica con cui ho poi realizzato il Gran Cru di Montalcino, l’Orciolo. Oppure può trattarsi di un tabacco pregiato e particolare, cresciuto su un terreno, per così dire, sbagliato: è il caso del Kentucky che ha portato alla realizzazione di un altro Gran Cru, il Cospaia.
Mi è anche capitato di trovarmi a fumare un sigaro dalla forma a prima vista bislacca, rollato a mano da mia moglie per testare un blend di tabacco. Solo che invece di archiviarlo come errore, sollecitato da lei ho finito per perfezionarlo: così, con gli opportuni aggiustamenti, è nata la Spingarda d’Anghiari.
Già da questi esempi si evince come, nel progettare un sigaro, io parta sempre dalla materia prima, il tabacco. Tuttavia, prima di parlare della realizzazione vera e propria, voglio illustrare brevemente la nostra filosofia aziendale. Il nostro proposito è quello di realizzare manufatti che raccontino il territorio, ricorrendo il meno possibile a manipolazioni come la stabilizzazione in galleria o la lavorazione all’estero di fasce congelate. Volendo raccontare il territorio, inoltre, non usiamo tabacchi esteri.
Non è che queste operazioni, o i tabacchi esteri, siano per forza sinonimo di bassa qualità: semplicemente, proponendoci come espressione della tabacchicoltura e della manifattura nel solco della tradizione, noi riteniamo sia giusto lavorare tutto senza l’ausilio di trattamenti termici, preservando al massimo le qualità organolettiche di una materia prima pregiatissima, lavorata totalmente in Italia con innumerevoli operazioni. A ciò aggiungiamo una visione green, che ci ha portato all’utilizzo di sola energia rinnovabile in tutte le fasi di lavorazione, ed una coltivazione a basso impatto, il più possibile ecocompatibile.
Andando per ordine, iniziamo a inquadrare gli elementi e le fasi attraverso i quali partendo dal tabacco, nel nostro caso proveniente da un territorio specifico, si arriva ad un sigaro.
Nella fase pre-manifatturiera, avendo noi la possibilità di realizzare in proprio tutte le fasi dalla coltivazione dal seme al sigaro, il tabacco raccolto e curato a fuoco viene cernito con specifiche tecniche che integrano quelle storicamente utilizzate per la divisione in gradi. Questo, unito al sistema di raccolta per piani fogliari ed alla catalogazione per singoli appezzamenti e annate, mi permette di avere un quadro completo di tutto il nostro magazzino: è da questa dispensa che vado a pescare.
Questo modo di lavorare non era mai stato portato avanti in passato, in quanto ai tempi del Monopolio le agenzie raccoglievano i tabacchi che poi venivano classificati per gradi, stabilizzati in galleria e quindi avviati alle operazioni di manifattura. Mai si era valutata la possibilità di utilizzare una singola linea varietale e men che meno realizzare Cru e Grand Cru, vuoi per le dimensioni aziendali, vuoi la scarsa flessibilità del sistema produttivo.
Continuando, una volta individuata la miscela, o le miscele, con le caratteristiche che vogliamo ritrovare nel sigaro, passiamo alla prova principe, quella del fumo. Dopodiché si effettuano le fasi tecnologiche sulle miscele, i vari test, le fermentazioni e, infine, la realizzazione dei prototipi.
Nel caso della Spingarda d’Anghiari, che non ha il formato tipico bitroncoconico, si sono realizzati prototipi differenti per tipologia costruttiva e dimensioni, sempre utilizzando per il ripieno foglie scostolate a mano long filler (come per tutte le produzioni dei nostri sigari fatti a mano), orientate in senso longitudinale. Non ho ritenuto interessante realizzare un orientamento delle foglie in senso sagittale in primis perché si tratta di un sigaro monovarietale e, forse più importante, perché dalle nostre coltivazioni vengono raccolte un massimo di sette foglie, riconducibili alle corone apicali e sotto apicali, con una combustibilità molto simile. Questo è molto diverso da ciò che accade per i sigari di fattura caraibica, per la costruzione dei quali vengono utilizzate le foglie di tutte le corone fogliari della pianta e che vanno dunque per forza di cosa posizionate dal centro verso l’esterno, in funzione della combustibilità e del profilo aromatico. Il tabacco Kentucky, inoltre, va sottoposto a una fermentazione alta e, affinché il processo vada a buon fine e il blending dia ottimi risultati, è necessario che tutti i suoi componenti fermentino assieme. La costruzione del sigaro, infine, avviene a umidità elevate: per tutti questi motivi sarebbe oltremodo difficoltoso, e del tutto ininfluente in fumata, procedere con un orientamento sagittale. Invece l’orientamento base-punta, secondo il verso di fumata univoco di un troncoconico, ci garantisce sensazioni interessanti ed evolutive che vengono amplificate dai fenomeni di autofiltrazione proprie della fumata.
La doppia fascia, nel caso della Spingarda, caratterizza molto la fumata e per questo viene prestata particolare attenzione alla selezione. Nella Spingarda Anniversario di quest’anno abbiamo introdotto una prima fascia di un tabacco indigeno, autoriprodotto in loco. Si tratta di una varietà a scarsa produttività e che dà foglie di dimensioni ridotte, ma che coniuga una buona combustibilità a un corpo aromatico molto importante e che dona in fumata, tutti i sentori del Kentucky verace.
Quando mi approccio alla creazione di un nuovo sigaro, mi preme dirlo, lo faccio sempre con deferenza e tenendo ben presente la tradizione secolare, il gran lavoro che ci vuole per ottenere del buon tabacco e, di conseguenza, un buon sigaro. Lo faccio rispettando il lavoro di tutti gli operatori che si impegnano con passione per mantenere viva un’importante cultura del territorio, declinandola in manufatti da fumo.
In quanto a me, tanti anni fa, quando ero un giovane agronomo, m’innamorai di questo mondo e con impegno sono riuscito a realizzare il mio progetto, coniugando la mia passione per la terra, l’ambiente, la tecnica e la coltivazione con quella per i sigari. In ogni caso, a volte le fumate migliori sono quelle che ci si gode appieno solo con il sigaro stesso, compagno di giornate di lavoro, di meditazione, a volte ultimo atollo prima di importanti decisioni. Altre volte le fumate migliori sono quelle condivise con i miei tanti amici che spero presto di poter tornare ad abbracciare.
Dott. Agr. Gabriele Zippilli

by  Andrea Pichi Graziani

Uno Speciale ringranziamento a Andrea Pichi Graziani

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